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SARA BONAVENTURA

 

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Sara Bonaventura (Treviso, 1982) è storica dell’arte e visual artist, con una laurea in arte contemporanea e diverse esperienze di didattica, assistenza curatoriale, pr, catalogazione, archivio. Ha lavorato in diverse Istituzioni Culturali (Biennale di Venezia, Collezione Peggy Guggenheim, Fondazione Giorgio Cini, Thyssen Bornemisza Art Contemporary, Berlin Kicken Gallery…), e come atelierista in una scuola e al Centro Loris Malaguzzi (con il noto Reggio Approach).

Come videomaker indipendente ha collaborato con musicisti e performers, oscillando fra animazioni frame by frame, stop motion, videodanza. Abbraccia un’etica e conseguente estetica lo-fi nelle sue scelte programmaticamente diy. Ama interpolare tecniche diverse di animazione, found footage e girato reale. Con i suoi video autoprodotti ha partecipato a festivals italiani e stranieri.
Faceva videomaking già molto prima di iniziare a filmare. Cercando di ricomporre il frammentario. Il montaggio è ciò che lega. Se la superficie si rompe, la frattura diventa la superficie; quella rottura significa intensità. Punti di intensità e non suture, per donare libertà di senso e non prigioni di significato, con la sua autorialità artigianale lontana da narrative e dispositivi precostituiti.

Sara Bonaventura (Treviso, 1982) is art historian and visual artist, with a MA degree in contemporary art and diverse experiences of didactics, curatorial assistance, pr, cataloguing and archive. She worked in several Cultural Institutions (Venice Biennale,Peggy Guggenheim Collection, Giorgio Cini Foundation,Thyssen Bornemisza Art Contemporary, Berlin Kicken Gallery…), as atelierista in a school, at the Ray of Light Atelier and in Urban Ateliers based on the so called Reggio Emilia Approach.
As independent videomaker she has been directing and editing official videoclips and she has been collaborating with performers enacting videodance pieces. Contender in several festivals in Italy and abroad. She embraces a DIY ethic and aesthetic. She intertwines her frame by frame drawn/cut-out animation and stop motion, analog and digital shot, and foundfootage.
She was videomaking even before shooting. Trying to keep the fragments together through the montage. If the surface cracks, the crack becomes the surface; that break means intensity. Points of intensity and not sutures, to convey freedom of sense, instead of constrictions of meaning, far from predefined narratives and devices, thanks to a handcrafted authorship.

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